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Milano Moda Donna

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Altagamma Consumer And Retail Insight 2017 giovedì 16 febbraio 2017

 

Crescono i "True-luxury", ma il 50% si lamenta del rapporto qualità-prezzo

Crescono i "True-luxury", ma il 50% si lamenta del rapporto qualità-prezzo

 

I 17 milioni di top spender dell’alto di gamma (cinesi e americani in primis), su  complessivi 415 milioni, acquistano il 30% del lusso, pari a 250 miliardi di euro.  Il passaparola social è la prima leva che influenza lo shopping. Ma il 50% dei consumatori percepisce un disallineamento tra prezzo e valore del prodotto.

 

Quest'anno l'indagine “True-Luxury Global Consumer Insight” - presentata da Armando Branchini, vice presidente  di Fondazione Altagamma, da Nicola Pianon e Federico Bonelli di The Boston Consulting Group - ha alzato ulteriormente l’asticella qualitativa degli intervistati, analizzando più di 12mila consumatori di 10 diverse nazionalità, con spesa media annuale  intorno ai 36mila euro.

 

Focus dello studio sono i consumer “True-Luxury”: rappresentano il 4% dei 415 milioni di clienti del lusso, che è previsto arriveranno a 490 milioni nel 2023. La spesa complessiva passerà dagli attuali 860 miliardi di euro a 1,185 miliardi di euro.

 

«La clientela nella parte alta della piramide del lusso continua ad avere un forte appetito e un trend di crescita sano e stabile, nonostante lo slowdown del mercato complessivo - commenta Nicola Pianon -. A rallentare è la parte di consumatori aspirazionali, che sta contraendo il passo, soprattutto negli acquisti di beni di lusso personale».

 

I True-Luxury, trainati da cinesi e americani, prevedono in futuro di incrementare la spesa di calzature, borse, profumi e cosmetici, mentre saranno meno interessati a piccola pelletteria, cravatte e foulard di seta. 

 

Le aziende dovranno però fare i conti con il fatto che la metà di questa clientela privilegiata, in particolare i Millennials e gli americani, percepisce in misura crescente un disallineamento tra prezzo e valore del prodotto (gli articoli di lusso più iconici hanno spesso triplicato il cartellino negli ultimi anni), a causa dell’aumento dei prezzi, ma anche della diminuzione della qualità e della perdita di esclusività dei brand e degli articoli in vendita.

 

«Ciò significa - ha spiegato Pianon - che la qualità offerta e l'esclusività non sono più considerate adeguate ai livelli di prezzo richiesti. La reazione è la rinuncia all'acquisto, la ricerca di prodotti off-price sui canali fisici o digitali che lo consentono o il trading down verso le proposte di marche premium o addirittura verso le catene fast fashion, come Zara o H&M».

 

Altro elemento di spicco evidenziato dalla ricerca è che i top spender sono sempre più attratti dal casualwear, adottato anche in occasioni importanti o formali. «Ma questo - ha detto Federico Bonelli - non è necessariamente un aspetto negativo: si può creare valore anche nel lusso informale. Esempi sono il boom delle sneaker di lusso (le cui vendite sono passate da circa 0,9 miliardi di euro nel 2009 a 3 miliardi nel 2016) e dei piumini luxury (da 0,5 miliardi di euro nel 2009 a 2 miliardi nel 2016).

 

Aumenta anche la richiesta della customizzazione dei prodotti, perché questo tipo di shopper cerca esclusività, differenziazione e un legame più personale con il capo o l’accessorio che indossa.

 

Anche i True-luxury sono fortemente legati ai social network: ben il 72% li utilizza per dialogare con i brand con una frequenza molto elevata, anche quotidiana.

 

«Infine - ha spiegato Armando Branchini - i profili dei consumatori sono utilissimi per capire come sta andando il mercato. Il 90% della crescita è dovuta ai primi tre segmenti comportamentali: gli “absolute luxurer” (top spender, connoisseur raffinati ed eleganti, contano per il 27% dei consumi totali), i “megacitier” (Millenial delle "mega-city", trendy, il 17% del totale) e i social wearer, attenti alla sostenibilità sociale ed ambientale, il 7% dei consumi totali».

 

«La ricerca evidenzia - ha concluso Branchini - che un’attività mirata di marketing da parte delle aziende sui singoli segmenti ripaghi in termini di attrazione dei consumatori verso il brand e di crescita nettamente al di sopra della media del mercato».

 

e.c.


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