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Tessuto 4.0 mercoledì 30 novembre 2016

 

I sei driver del fashion secondo i giovani imprenditori di Smi

I sei driver del fashion secondo i giovani imprenditori di Smi

 

Innovazione, finanza, formazione, sostenibilità, connection e territorio sono i driver della filiera del tessile-moda, oggetto di discussione al convegno "Tessuto 4.0", organizzato a Milano dai Giovani Imprenditori di Smi-Sistema Moda Italia.

 

Ad aprire i lavori, ieri pomeriggio (29 novembre) a Palazzo Turati, il presidente di Smi Claudio Marenzi e il presidente nazionale Gruppo Giovani di Confindustria, Marco Gay, che ha sintetizzato come le imprese dovrebbero affrontare l'attuale periodo interlocutorio in tre parole: visione, prontezza e reattività.

 

Prima di affrontare i temi caldi in programma, l'assessore Moda e Design del Comune di Milano, Cristina Tajani, ha invitato i giovani imprenditori al dialogo, per favorire il ritorno del manifatturiero dentro la città, anche avvantaggiandosi dalle tecnologie digitali.

 

Un percorso che andrebbe di pari passo con la riqualificazione di aree urbane periferiche, l'insediamento di lavoro e la formazione professionale.

 

Alessandra Chiara Guffanti, presidente del Gruppo Giovani di Smi, ha parlato di una serie di opportunità, con il piano nazionale "Industria 4.0" del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, riferendosi in particolare alle tecnologie "abilitanti": si tratta della stampa 3D dei tessuti, della realtà aumentata per la produzione di prototipi, dall'integrazione completa all'interno delle parti del processo e dell'analisi dei big data.

 

In materia di digitalizzazione, Francesca Romana Saule, senior manager Strategy di Accenture, ha citato una serie di case history, volte a dimostrare che oggi alcuni brand sono più che mai nella fase "go digital": vedi Dior che, grazie alla raccolta e all'esame dei big data, online propone la personalizzazione in tempo reale (offline, invece, porta gli artigiani dentro lo store).

 

Altre realtà sono a un livello intermedio. «Il colosso del beauty L'Oréal - ha spiegato Saule - è nella fase "be digital", perché sta internalizzando tutta la parte digital».

 

Amazon è già oltre, al livello "be disruptive", perché ha ampliato la propria offerta di abbigliamento online con l'introduzione di sette brand di proprietà (uomo, donna, bimbo) a prezzi contenuti.

 

L'innovazione è stata trattata alla tavola rotonda moderata da Marc Sondermann, direttore di Fashion e fashionmagazine.it, cui hanno partecipato Marco Bardelle, presidente dell'associazione che promuovere la competitività e l’innovazione nel tessile Pointex, Luca Pagetti, che si occupa del progetto Start Up Initiative per la banca Intesa Sanpaolo, Anna Mazzer di E-Pitti e Aldo Tempesti di Texclubtec.

 

Questi esperti hanno ribadito che il futuro della filiera non può prescindere da concetti quali i tessili "smart", la sostenibilità, la digital transformation, l'e-commerce, «non solo B2C ma anche B2B», e la multicanalità.

 

Il tema della sostenibilità è stato affrontato anche da Andrea Crespi, consigliere delegato di Smi su questo specifico tema, intervistato dalla docente dell'Università Bocconi, Francesca Romana Rinaldi.

 

«Alla base della sostenibilità - ha specificato - ci deve comunque essere il profitto, se no l'azienda non è appunto sostenibile. Il futuro non è "cosa facciamo" ma "come": è un concetto di processo».

 

Parlando della sua esperienza personale, alla guida di Eurojersey, Crespi ha ricordato che la sostenibilità è un'opportunità, perché è sinonimo di trasparenza, in linea con ciò che oggi vuole il mercato. In più permette di avviare un percorso virtuoso, che porta a «guadagnare di più o a spendere meno».

 

Tessuto 4.0 è stata l'occasione anche per occuparsi di finanza: dalla possibilità di essere «visibili agli occhi degli investitori», con il progetto Elite di Borsa Italiana spiegato da Fabio Brigante, a quella di ottenere finanziamenti per l'internazionalizzazione con Simest, come ha illustrato il ceo Andrea Novelli.

 

Oggetto di dibattito anche la formazione con Luca Lisandroni, co-ceo di Brunello Cucinelli, che ha ricordato l'esperienza positiva della Scuola dei mestieri di Solomeo e con Stella Sturini, esperta di modellistica per Givenchy (Zama Sport), che ha sottolineato l'importanza di «interpretare lo stilista» e di mostrare una dedizione al lavoro pressoché totale.

 

L'importanza di creare delle connessioni è emersa con la testimonianza di Marina Iremonger, che nel ruolo di head of trade Consumer&Luxury del Consolato Britannico è spesso alla ricerca di realtà produttive della moda made in Italy per brand noti ed emergenti del Regno Unito. Da noi «creare un ponte è più difficile» perché, a differenza dell'Inghilterra, non esiste una piattaforma digitale dei produttori locali.

 

L'appuntamento dei giovani di Smi è terminato con il focus su una serie di iniziative vincenti di marketing, che legano i distretti del fashion al territorio. Oltre ai già rodati Com.On (a Como) e ai Cashmere Award (in Umbria), il tessile biellese punta su BiFuel, che coinvolge alcuni studenti degli Istituti Tecnici Quintino Sella ed Eugenio Bona, invitati a realizzare una loro idea (T-shirt, accessori per abbigliamento, impermeabili per animali, complementi d’arredo), occupandosi di tutte le fasi della lavorazione: ideazione, progettazione, produzione, marketing e vendita. In Lombardia, Assolombarda permette alla moda di entrare negli hotel di Milano per esporre i capi o di sfilare con il progetto moda/design della filiera del turismo.

 

e.f.


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